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The Lost Crown

Un’avventura non adatta ai deboli di cuore: The Lost Crown. Preparatevi ad addentrarvi in un racconto interattivo spaventoso, inquietante e pieno di colpi di scena.


Jonathan Boakes è famoso nel mondo delle avventure grafiche grazie alla serie Dark Fall, il cui inizio è datato 2001. Non pago del successo ottenuto con i suoi precedenti lavori, tenta di aggiungere un nuovo tassello alle sue creazioni realizzando The Lost Crown – Un’avventura di fantasmi, punta & clicca sviluppato dalla Darkling Room (il cui massimo esponente è il già citato Boakes) in collaborazione con Matt Clark, giunto agli onori della cronaca con Barrow Hill.
Il lavoro realizzato da questi sviluppatori indipendenti è degno di lode, considerati l’esiguo budget e il numero ridotto di persone che hanno dato il loro apporto al progetto, ma non esente da difetti come vedremo nei prossimi paragrafi.
Quindi bando alle ciance e andiamo a vedere in quale terrificante storia si andrà a trovare il nostro protagonista Nigel Danvers e la sua involontaria (ma non si sa fino a quanto) “assistente” Lucy Reubans.



"Meravigliose le musiche, che caratterizzeranno gli attimi fondamentali della trama"
Mi sono informato c’è un treno che parte alle 7.40


Attenzione: ci duole farlo, ma in questo paragrafo sono presenti necessari e dettagliati spoilers inerenti la prima ora di gioco, chi vuole avere sorprese e non essere informato è pregato di saltare a piè pari le prossime righe.
In questi tempi di crisi è difficile trovare un lavoro e pensare che c’è chi, per voglia di ficcare il naso negli affari aziendali, non solo lo perde, ma viene anche minacciato.
Nigel Danvers è un semplice impiegato della Hadden Corporation, società londinese produttrice di strumenti atti al rilevamento e successiva analisi dei cosiddetti fenomeni paranormali; durante una sera inoperosa, il nostro simpatico protagonista decide di mettersi a frugare nei database e nei computer del suo ufficio andando a pescare, tra i tanti dati, dei documenti inerenti alcuni esperimenti sospetti praticati da alcuni suoi colleghi; essendo stato poco attento nella sua ricerca, viene individuato dal suo capo che decide di mettere sulle sue tracce due uomini addetti al lavoro “sporco” e così, spaventato, si reca nella stazione di Londra e prende il primo treno in partenza portando con sé i documenti compromettenti.




Il povero Nigel si sveglierà nella stazione di Sedgemarsh, sita nella palude di Caricem poiché il treno non può proseguire la sua corsa a causa dei binari allagati, fenomeno piuttosto probabile durante il particolare periodo dell’anno in cui è ambientata la nostra storia. Solo, con un capostazione misterioso di poche parole che gli porge un portafoglio perso dall’altra passeggera del treno (sì, un intero treno aveva al suo interno solo due persone, escluso il personale di bordo), Lucy Reubans, studentessa di psicologia.
Danvers si reca dunque nel piccolo e misterioso borgo vicino alla stazione, Saxton, nel quale succede praticamente di tutto: gatti che scompaiono, fantasmi che appaiono allo specchio, fenomeni paranormali presenti dietro ogni angolo e persone sempre diffidenti verso gli stranieri.
Qui il frastornato Nigel prenderà in affitto il cadente cottage del porto, infestato ovviamente dai fantasmi, e, raggiunto telefonicamente dal suo boss, sarà costretto ad iniziare una caccia al tesoro per trovare la sacra corona anglosassone dell’Anglia sperimentando dei nuovi prodotti della sua azienda quali videocamere a visione notturne, dittafoni analogici, misuratori e.m.f. e fotocamere digitali.



"Gli enigmi, variegati ed interessanti, caratterizzano, come è giusto che sia, l’intera avventura"
Pattinare senza pattini: si può fare!


All’occhio, anche meno attento, del giocatore balza subito un particolare, guardando gli screenshot allegati: The Lost Crown è quasi totalmente in bianco e nero, salvo piccole spruzzate di colore qui e lì, eseguite con maestria e precisione, per aggiungere un tocco di mistero alle varie location; questa scelta che può sembrare azzardata, tende a rivelarsi azzeccatissima, poiché riflette a pieno l’ambientazione delle tediose piccole cittadine inglesi, quasi perennemente inghiottite dalla nebbia.
Come già visto in altri titoli, possiamo notare il giusto connubio tra 2D e 3D: i fondali sono creati tramite immagini prerenderizzate e vere fotografie a cui vengono aggiunti, di tanto in tanto, elementi “mobili”. La risoluzione, a dispetto delle altre produzioni di Boakes, è accettabile: 1024x768 ci permetterà di apprezzare tutto ciò che c’è da vedere.
Finite le lodi del comparto grafico, passiamo alle pecche.
Le animazioni dei vari personaggi che incontreremo durante il gioco e dello stesso protagonista non brillano: la camminata di Nigel, lenta e macchinosa, appare poco realistica, difatti il personaggio si sposterà come scivolando tra i vari sentieri, come se avesse il ghiaccio sotto i piedi. Lo stesso Nigel non pare disegnato in maniera impeccabile mentre le altre figure umane e animali con le quali capiterà di interagire soddisfano sufficientemente.
Per quanto riguarda il sonoro, il giudizio è difficile da formulare: meravigliose le musiche, che caratterizzeranno gli attimi fondamentali della trama, fantastici gli effetti di contorno che, sia in città, che nelle grotte, che nella palude ci fanno immedesimare nel personaggio, altalenanti i doppiaggi poiché alcuni personaggi hanno una voce abbastanza anonima.



L’interfaccia è minimale: sullo schermo non c’è assolutamente nulla, l’icona del mouse cambia in presenza di hot-spot, ovvero di quei punti nei quali potremo interagire (come ad esempio quando potremo prendere un oggetto o parlare con una persona), permettendoci di capire che il nostro protagonista può dunque fare qualcosa.
Spostando il puntatore nella parte alta della schermata, potremo accedere al menù, mentre muovendolo nella parte bassa, faremo comparire l’inventario: con un click del tasto sinistro si usano gli oggetti, con il tasto destro si selezionano.
Gli enigmi, variegati ed interessanti, caratterizzano, come è giusto che sia, l’intera avventura e contemplano il classico “raccogli, combina ed utilizza”: più innovativi quelli inerenti l’attrezzatura specifica di Nigel per comunicare e rilevare i fantasmi che potrebbero concedere qualche brivido ai vari giocatori.
Terminiamo la disamina tecnica, specificando che la localizzazione italiana tocca i menù ed i sottotitoli poiché i dialoghi sono in inglese; non sempre è precisa come ci si aspetterebbe, spesso le traduzioni sono proprio letterali lasciando quindi il giocatore con poca conoscenza della lingua anglosassone spiazzato: trascurabili alcuni errori di battitura.



Conclusioni:
Considerata la qualità e la longevità media delle avventure grafiche uscite negli ultimi anni, ci sentiamo di consigliare caldamente l’acquisto di The Lost Crown agli appassionati: una longevità che si attesta intorno alle 35 ore ed una trama interessante condita con appaganti colpi di scena giustificano la spesa; certo, bisognerà chiudere un occhio di fronte ad alcuni problemi di realizzazione grafica e di localizzazione, ma non è nulla di serio che possa minare l’esperienza di gioco.
L’utilizzo dei macchinari per la rilevazione e la comunicazione con i fantasmi è un tocco di classe che renderà più speziati gli enigmi, facendo uscire il titolo dal solito canovaccio a cui i giochi di questo genere ci hanno abituato; se amate i punta e clicca, non lasciatevelo sfuggire.


Pubblicato il 26/11/2009 Scritto da Luigi Carafa


Pro   Contro
Belle ambientazioni   Animazioni approssimative
Strumenti innovativi con i quali interagire   Localizzazione lacunosa
Trama interessante  
 
 
8.2
  Grafica: 7.0 | Sonoro: 9.0 | Giocabilità: 9.5 | Longevità: 8.0

 

 
 
Piattaforma: pc
Genere: Altro
Rilascio: 30/10/2009
Versione: PAL
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